Discorsi inaugurali - 27 maggio 1942

Discorso di Amedeo Cunico, Commissario Prefettizio di Asiago


E' per me di somma soddisfazione poter porgere alle Eccellenze Vostre, a Voi Rettore Magnifico dell'Ateneo Patavino, ai Docenti, a tutte le Autorità qui presenti, nonchè a tutti i Sigg. Congressisti, ospiti graditissimi, il fervido benvenuto ed il saluto più cordiale della Città di Asiago che ho l'onore di rappresentare.

L'Altopiano ed Asiago in particolare, culla di Uomini che in ogni campo di attività e specialmente in quello del sapere benemeritarono della Patria, si sono grandemente compiaciuti per la progettata erezione su questa terra di un Osservatorio Astrofisico di cui oggi, auspice la volontà del Duce, possiamo vedere realizzata l'opera e valutare l'importanza in relazione alla potenza del cannocchiale di cui è stato dotato.

E mentre Asiago, da un lato, accoglie con commossa esultanza fra i suoi monumenti anche questo non meno insigne, dall'altro l'Università di Padova, che ospitò il sommo Pisano negli anni più operosi e tranquilli del suo insegnamento, non poteva onorarne la memoria meglio che con questa meravigliosa iniziativa che serve a continuare quel metodo sperimentale nello studio della natura e dell'universo astronomico che ha capovolto la visione del mondo, dapprima statica e senza progresso, mentre oggi per merito di Galilei trionfa una concezione dinamica evolventesi e rinnovantesi in ogni settore della vita.
Doverose, pertanto, le onoranze che la Nazione oggi tributa al sommo Astronomo, alle quali Asiago si associa con tutta l'effusione del suo patriottismo, ed esprime altresì l'augurio, il più fervido e sicuro, che con questo mirabile strumento l'occhio vigile dell'astronomo possa, coadiuvato anche dalla naturale meravigliosa limpidezza dei nostri cieli, realizzare nuove positive scoperte sulla natura degli astri, dalle quali la scienza non potrà che sommamente avvantaggiarsi.

Amedeo Cunico

Discorso di Carlo Anti, Rettore dell'Università di Padova

Sappiamo di non errare affermando che oggi dedichiamo a Galileo Galilei il migliore monumento che gli si poteva erigere nel terzo centenario dalla morte: non freddi marmi o lapidi retoriche ma un organismo che è nuovissimo frutto diretto discendente delle sue divinazioni, che auguriamo sia strumento di altre scoperte nel campo di studi che egli ha aperto alla meraviglia degli uomini. Raramente la norma di onorare i Grandi defunti non con le parole ma con le opere ha avuto applicazione propria e grandiosa come questa volta. Ma l'odierno è giorno fausto anche per altre circostanze e coincidenze.
L'Osservatorio Astrofisico di Asiago segna una tappa fondamentale nell'espansione regionale dell'Università Patavina. Io vedo nell'avvenire le nostre Università maggiori destinate ad essere le vere efficaci coordinatrici dell'attività scientifica nelle regioni che da esse dipendono. L'Università di Padova, che ha sentito sempre la sua funzione di Ateneo delle genti Venete, si è messa decisamente e da tempo su questa via: alle scuole medico-professionali di Verona, Venezia, Udine e Trieste, alla Stazione idrobiologica di Chioggia ecco accompagnarsi questo Osservatorio. Altre realizzazioni peraltro io intravedo ed auspico come programma da attuare nei decenni avvenire nell'interesse dei vari campi dello scibile.
Nel telescopio gigante che ci sta davanti è poi una eccezionale affermazione della scienza e della tecnica italiane. Le prove eseguite finora sembrano autorizzarci a credere che lo strumento risponderà in tutto alle speranze in esso riposte. In tal caso, e non dubitiamo che sarà così, trattandosi del più grande riflettore oggi esistente in Europa esso segnerà una vera grande nostra conquista.
In tutte le opere compiute in questi dieci anni è stato mio costante pensiero realizzare qualche cosa di nuovo, di superiore. Devo confessarvi che questo Osservatorio che ho la gioia di veder finito, forse perchè destinato a servire la più pura delle scienze è l'opera che più ho vagheggiato e della quale, perdonatemi l'affermazione audace, vado superbo. Essa è oggi realtà per la illuminata volontà del Duce e per un concorrere di amorose e disinteressate collaborazioni date largamente, forse anche questa per la ricordata purezza della sua destinazione.
Anima della preparazione scientifica è stato Giovanni Silva che, nella modestia propria degli uomini di autentico valore, ha voluto scegliersi due degni collaboratori: Emilio Bianchi, cui il destino non concesse di vedere l'opera compiuta, e a Giorgio Abetti che è qui fra noi a gioire insieme del risultato felice di tanto lavoro.
Le Officine Galileo hanno affrontato e condotto a termine l'impresa senza nessun calcolo di guadagno, decise solo a far bene, a vincere ogni difficoltà, a onorare l'industria tecnica italiana. Vicino ad esse è stato costantemente l'Istituto di Ottica di Firenze, che si è impegnato in questo lavoro, come nella prova maggiore che gli poteva essere proposta.
Accanto a queste collaborazioni di carattere scientifico e tecnico, io devo peraltro ricordare anche la cordiale generosità del Comune di Asiago, che, per assicurare alla nobile e gloriosa città degli Altipiani il lustro di un così eccezionale stabilimento scientifico, donò il terreno, molti materiali, la strada di accesso ed altre opere ancora.
Infine mi è caro non dimenticare l'appaltatore Luigi Dal Sasso, modello di perizia e di onestà, quale forse oramai è possibile trovare solo tra questi monti, più vicini al cielo, e nel quale l'Ufficio Tecnico del nostro Consorzio Edilizio ha trovato il più appassionato, fedele e scrupoloso esecutore.
Ecco dunque che l'opera è felicemente compiuta; grande opera di scienza e di pace tra il fragore di una guerra immane. Per la volontà e la fede dalle quali è nata sia essa segno e promessa di vittoria. Caro Silva io te la consegno. La benedizione di Dio invocata testè su di essa dal nostro Pastore, nel quale per felice circostanza Padova e Asiago risultano unite anche da un altro altissimo legame, permetta che si compiano gli auspici che ho fatto incidere sulla dura pietra: L'occhio di Galileo sia sempre presente e vi conduca a nuove rivelazioni, tali che nella loro bellezza vi facciano dimentichi di questa terra e di voi stessi.

Carlo Anti

Discorso di Giovanni Silva, Direttore dell'Osservatorio Astronomico di Padova e Asiago

Il mio primo ringraziamento sia per te, Magnifico Rettore, perchè la consegna che oggi mi fai di questo grandioso Osservatorio è il felice coronamento di una lunga serie di misure da te prese con assidua cura, con intelligente previdenza, con amore instancabile da quando, subito dopo la tua elevazione a Rettore, ti esposi il desiderio, anzi la necessità che l'insegnamento dell'Astronomia a Padova riprendesse un più vivo alimento dalla ricerca scientifica, indirizzando questa agli elementi più moderni della fisica degli astri, che in questi ultimi decenni ha tanto esteso la conoscenza dell'Universo nello spazio e nel tempo.... Alle autorità presenti, ai rappresentati del Comune di Asiago, tanto benemerito verso questo Osservatorio, a tutti coloro che entro questa torre di osservazione e fuori di essa assistono a questa cerimonia, unisco a quelle del Rettore le mie espressioni di vivissime grazie. Ma io voglio qui sottolineare la presenza dei colleghi astronomi, amici carissimi, che sono qui convenuti perchè questa è una festa di tutta l'Astronomia Italiana. La nostra scienza richiede, forse più di qualunque altra, la collaborazione reciproca e ad un tempo la suddivisione del lavoro, sicchè nella ricerca dei mezzi più adatti al progresso astronomico noi ci sentiamo tutti solidali e l'acquisto che noi facciamo ora di un potente mezzo d'indagine è ragione di letizia per tutti.
Solo un triste ricordo ci addolora, ed è l'assenza di un eminente collega: Emilio Bianchi, che fin dall'inizio mi coadiuvò per la scelta della località e del tipo da adottare per lo strumento desiderato e mi fu vicino poi, insieme al collega Abetti, nella Commissione di consulenza che l'Università costituì, quando, confortati anche dal parere dell'Istituto Nazionale di Ottica, decidemmo di affidare all'industria italiana la costruzione di questo grande telescopio.
Una costruzione del genere, fatta senza che altre analoghe di minore dimensioni fossero state eseguite in precedenza, non copiata da costruzioni straniere, ma studiata ex-novo, è una tipica affermazione di quanto possa fare la genialità italiana, anche in un campo che solo pochissime case straniere, da lungo tempo attrezzate, coltivano.... Le Officine Galileo di Firenze assunsero la responsabilità di questa costruzione, consce dell'imponente prova, ma preparate a superarla. Ho seguito il lavoro dal primo progetto di massima agli ultimi particolari di costruzione, e sono stato ammirato dall'ardore con cui tutti i migliori tecnici delle Officine, chiamati dalla Direzione a risolvere singole questioni in cui ciascuno di essi era più competente, si applicarono all'affascinante problema. Le difficili condizioni in cui l'Italia si è trovata in questi ultimi anni, che richiedevano a tutte le industrie nostre i maggiori sforzi per la preparazione bellica o per le guerre in corso d'Africa, di Spagna e Mondiale, se hanno necessariamente rallentato la costruzione, non hanno modificato il primitivo intendimento delle Officine Galileo di fare opera perfetta. Oggi, inaugurandosi questo Osservatorio con il suo poderoso telescopio, possiamo dire raggiunto anche lo scopo nazionale che era nei nostri propositi: quello di affermare davanti al mondo la potenzialità tecnica che nel clima fascista ha saputo raggiungere l'industria italiana.

Giovanni Silva

 

Discorso di Francesco Zagar, Direttore dell'Osservatorio di Bologna

Nel grande avvenimento che oggi celebra l'Astronomia Italiana, sentiamo rivivere la gloria di tanti nomi che illustrarono la Specola e con essa l'Università di Padova, e con intima gioia vediamo avverarsi un sogno, vediamo maturare il frutto di un primo seme fecondo gettato in un incontro, ormai lontano, dei due maggiori artefici di questa realizzazione, al quale, come allievo di Padova, ebbi la ventura di assistere.
Se l'Università e l'Osservatorio di Padova possono essere orgogliosi di vedere tutta l'Astronomia Italiana rappresentata in questo fausto avvenimento, ciò è perchè il Magnifico Rettore Carlo Anti ed il nostro impareggiabile Maestro Giovanni Silva, coadiuvati da valorosi astronomi e tecnici, hanno saputo creare un istituto che segnerà una tappa durevole nel cammino scientifico.
Un istituto di ricerca pura, nato dalla collaborazione disinteressata di uomini valenti, è un fatto che allieta e conforta oggi più che mai l'umanità in travaglio. La scienza vera è tanto più sublime quanto più inutile puù sembrare agli ignoranti. Non è infatti con le applicazioni della tecnica moderna, siano esse grandiose o mostruose, ne con le invenzioni utilitarie, che pure sono risultato della scienza, che si eleva lo spirito umano alle più alte concezioni della vita e dell'esistenza.
L'Uomo, anche il più primitivo, avrà sempre una venerazione per l'Astronomia, anche il più profano guarda a questa Scienza con un senso di mistica devozione, perchè intuisce che l'astrazione della mente dalle cose terrene conduce verso le più nobili conquiste.
Istrumento potente di ricerca pura dunque, che onora insieme la scienza e la tecnica italiana; ma giacche una macchina, per quanto ingegnosa e formidabile, rimane sempre materia morta senza uno spirito che la faccia lavorare e la guidi razionalmente, sia detta anche una parola ai giovani, che sono pure presenti in questa lieta occasione. Voi sapete che quanto vi abbiamo detto dalla cattedra non costituisce che una minima parte di quell'edificio maestoso che nel corso dei secoli l'umanità ha saputo costruire, e che a sua volta questo edificio vale quanto un bicchiere d'acqua di fronte all'oceano inesplorato e in parte poggia anche su basi poco sicure. Moltissimo rimane da fare e soprattutto la nostra Scienza ha bisogno di dati di osservazione, che non saranno mai sufficienti. Qui lo Stato magnanimo vi mette a disposizione un mezzo degno di massima cura e di massimo interesse da parte vostra ed avete il sacro dovere di dedicarvi ad esso con cuore e animo, perseverando nella dura via della ricerca, sotto la guida dei vostri maestri. E' legittimo allora sperare ed augurarsi le maggiori conquiste nel prossimo avvenire, cosicchè questo Istituto rinnoverà le glorie dello Studio padovano e porterà alto e lontano il suo nome nel mondo.
Questo gigantesco occhio, muto e fedele, che si aprirà da oggi ogni notte sul cielo, diventi anche un faro di progresso e di civiltà nel mondo. E'questo, in brevi parole, l'augurio che a nome del più antico Osservatorio d'Italia e quale rappresentante della più antica Università italiana ho l'onore di porgere a questo nuovo figlio che da oggi entra nella nostra famiglia.

Francesco Zagar

 

Discorso di Giovanni Cussini, Officine Galileo

Eccellenze, camerati, il Consiglio di Amministrazione delle Officine Galileo, i Dirigenti e le maestranze tutte, Vi ringraziamo vivamente per quanto è stato detto sull'opera nostra, opera alla quale, fino da l'origine è mancato ogni scopo di lucro avendo per mira solo un'affermazione di italianità nel campo dell'ottica tecnica e della meccanica di precisione.
Seppur per ovvie ragioni, il lavoro si sia svolto al margine delle attività che dal 1935 hanno assorbito, in misura sempre maggiore, le nostre energie, tutti i camerati, ingegneri, tecnici, operai che hanno lavorato attorno a questo strumento hanno fatto, con fede ed entusiasmo, tutto il possibile perchè esso riuscisse perfetto in ogni sua parte.
Doveva infatti essere dimostrato che ben riposta era stata la fiducia mostrata dalle Autorità e dagli scienziati nell'affidarci questa difficoltosissima realizzazione.
Ora, il riconoscimento che in questa cerimonia ci viene fatto è il premio migliore alle nostre fatiche e tutti, tecnici ed operai, ne sono oltremodo grati ed orgogliosi.
Nel momento in cui il nostro cuore di Italiani esulta per questa vittoria in un'attività così squisitamente di pace, il nostro pensiero perciò va riconoscente alle Autorità che ci commisero il lavoro come agli Enti e persone che ne consigliarono ed appoggiarono l'esecuzione in Italia. In primo luogo il pensiero va reverente alla memoria dell'Eccellenza Emilio Bianchi cui il destino negò di essere presente a questa cerimonia e che fu attivo membro di quella Commissione di vigilanza, che nelle persone dei Proff. Silva ed Abetti, ci fu sempre vicina durante l'elaborazione del progetto e sempre ricca di consigli e, in ogni momento, comprensiva delle difficoltà che venivamo superando.
Grati, ricorderemo il R. Istituto Nazionale di Ottica in Arcetri che, nella persona del suo Direttore il Prof. Ronchi, affermò all'inizio la consistenza delle nostre possibilità tecniche, e che durante il lavoro ci fu largo di consigli e di consensi. Rileveremo, infine, che non è certo senza significato, e di ottimo auspicio per noi, il fatto che, durane la celebrazione del III centenario di Galileo, le Officine che, dal nome del Grande traggono onore ed insegna, abbiano consegnato allo studio patavino questo strumento, genuina espressione del lavoro italiano, oggi tutto teso verso un'altra e più luminosa meta.
Gli scienziati che prendono possesso di questo potente mezzo d'indagine, valorizzeranno la nostra fatica, noi, tecnici ed operai, memori del monito del Duce chi si ferma è perduto, ritorniamo, senza sostare, alle nostre macchine nelle nostre Officine per intensificare la produzione di quegli altri strumenti ottici che sono mezzi necessari per il raggiungimento dell'altra, più grande ed immancabile, vittoria. E, come sempre, Vinceremo!

Giovanni Cussini